Area Archeologica Tempio Mater Matuta di Borgo Le Ferriere

Nel 1896 il francese Hector Graillot scoprì sulla collina di Le Ferriere i resti del tempio dedicato alla Mater Matuta, dea dell’aurora, della nascita, protettrice della maternità.
Le successive campagne di scavi di archeologi italiani portarono alla luce vari reperti, ora conservati al Museo di Villa Giulia in Roma.
Dal 1977 gli scavi ripresero con sistematicità grazie all’Istituto Olandese di Roma. Condotti dall’Università di Amsterdam, hanno fatto luce su dieci secoli di storia dell’insediamento della città latino-volsca di Satricum, che visse il suo massimo splendore nel VII e VI secolo a.C., fino alla distruzione da parte dei Romani, avvenuta intorno al 377 a.C.
Il sito è uno dei meglio conservati dell’Italia centrale: presenta resti archeologici che coprono un periodo di quasi dieci secoli (IX secolo a.C. – I secolo d.C.) e comprende capanne, case, sepolcreti, una rete stradale, un santuario e una villa romana.
Il centro è il Santuario dedicato alla Mater Matuta.
L’attività di culto sull’acropoli di Satricum ha conosciuto varie fasi: una prima “capanna” di culto, tra l’VIII e il VII secolo a.C.; un sacellum su fondazioni in pietra intorno al 640-625 a.C.; un grande tempio, detto Tempio I, datato intorno al 540 a.C.; il cosiddetto Tempio II realizzato tra il 500-480 a.C., affine al precedente in modularità e pianta, anche se di maggiori dimensioni e con orientamento leggermente diverso. Al santuario sono riferibili anche numerose terrecotte architettoniche, di vari stili.
La localizzazione di capanne del IX-VIII secolo a.C. ha permesso di ricostruire la prima forma di insediamento sulla collina della futura acropoli; tra il VII e il VI secolo a.C. esse furono sostituite da case con fondamenta in pietra e pareti di mattoni di argilla essiccata al sole.
Nel 1980 fu scoperta una necropoli del V-IV secolo a.C. di almeno 200 tombe; attribuita ai Volsci, si trova nell’angolo sud-ovest dell’area. In contrasto con le ricche tombe a tumulo della necropoli arcaica nord-occidentale, queste tombe avevano la forma di semplici trincee rettangolari scavate nel terreno in cui il defunto era sepolto in una bara di legno. Tra le tombe c’erano una ventina di tombe per bambini, alcune delle quali erano tra le più ricche dell’intero cimitero.
Durante il lungo periodo di scavi sono state scoperte molteplici iscrizioni che testimoniano in modo significativo la lunga e diversificata storia dell’insediamento dal VI al III secolo a.C. Di assoluto rilievo il cosiddetto Lapis Satricanus, la più antica iscrizione latina monumentale pubblica coerente del mondo, risalente all’ultimo quarto del VI secolo a.C.