Itinerario D

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Si parte da Borgo Piave, edificato nel 1932 dall’Opera Nazionale Combattenti in località già Passo Barabini.

 

Attraverso la Strada della ChiesuoIa, si arriva all’omonima località, che deve il suo nome alla piccola chiesa di San Carlo di Piscinara, costruita nel 1691 per volere di Gaetano Caetani e successivamente abbandonata e dispersa.

 

Dalla Chiesuola, attraverso la strada Congiunte destre, arriviamo a Borgo Carso.

 

Ubicato in un sito che affonda la sua storia nell’antichità, come testimonia il ritrovamento delle strutture di una villa rustica di tarda età repubblicana, Borgo Carso (la vecchia tenuta dei Caetani detta “La Botte” e “Piscinara”) fu edificato nel 1932 ed è caratterizzato da un’edilizia disposta intorno ad un parco pubblico.

 

Alla preesistente chiesa di fine ‘800 si affiancano gli edifici di servizio dell’azienda agraria della bonifica, che tipologicamente si ritrovano in tutti i borghi di nuova fondazione: dal dopolavoro agli uffici, alla scuola, al magazzino, alla dispensa, al serbatoio eccetera.

Da Borgo Carso si giunge a Borgo Podgora, un altro luogo simbolo della storia della bonifica integrale dell’Agro pontino. Qui, infatti, nel 1927 nacque il Villaggio operaio a Sessano, il primo nucleo abitativo edificato durante la Bonifica Integrale. La realizzazione del Villaggio, infatti, faceva parte di un gruppo di impianti e lavori preparatori alla bonifica, proposto dal Presidente del Consorzio di bonifica di Piscinara Natale Prampolini e approvato dal Governo. In particolare, il Villaggio a Sessano era funzionale all’opera di scavo del canale delle Acque Alte. La configurazione del villaggio è tipica: dispensa, oratorio, infermeria, scuola, caserma dei carabinieri, dopolavoro (cinema e posta), alloggi per tecnici e dirigenti e alcuni casali per ospitare i dormitori degli operai.

 

Da Borgo Podgora, attraverso via Conca e poi Strada Montello, giungiamo a Borgo Bainsizza, edificato tra il 1932 e il 1933, all’incrocio della Strada del Bosco con quello dello Scopeto e della Speranza, quale borgata rurale in funzione della valorizzazione agricola delle terre appoderate nella zona di Piano Rosso.

 

Nei pressi, in località Gnif Gnaf, oggi Borgo Santa Maria, il paleontologo Carlo Alberto Blanc – famoso per la scoperta del cranio dell’Uomo di Neandertal a Grotta Guattari sul Monte Circeo – realizzò un importante lavoro stratigrafico durante gli scavi del Canale delle Acque Alte (già Canale Mussolini).

 

Proseguendo verso nord, si incontra Borgo Montello, già Conca, che nasce nelle adiacenze di un antico castrum medievale, e vanta un caratteristico centro storico, che gravita intorno al casale principale e comprende l’antico Granaio, ristrutturato alcuni anni fa, le scuderie (oggi adibite ad abitazioni private) ed altre servitù. Le mura antiche racchiudono la Chiesa della Santissima Annunziata (XVII secolo) mentre l’oratorio e la canonica sono degli anni Trenta.

 

La tenuta di Conca, insieme a quella di Campomorto (l’attuale Campoverde), era la più vasta dell’agro romano.  Agli inizi del 1100 apparteneva all’Abbazia di San Nilo a Grottaferrata; nel Cinquecento passò alla Camera Apostolica e poi al Sant’Uffizio, che la tenne fino all’unità d’Italia quando fu acquistata dall’affittuario uscente Attilio Mazzoleni. La tenuta composta per oltre i due terzi da terreni “macchiosi” fu interamente interessata dalle opere di bonifica dell’agro pontino.

 

Da Borgo Montello a Le Ferriere. Qui si concentra una straordinaria storia di 500.000 anni: dal paleolitico inferiore, testimoniato da tracce di un gruppo di ominidi che si fermò nella valle del fiume Astura, passando per la storia di Satricum, la città latino-volsca sorta intorno al tempio dedicato alla Mater Matuta, fino alla bonifica integrale che interessò varie zone dell’area.

 

Una tappa importante di essa è costituita dalla storia della Ferriera, che inizia nel 1116, quando i monaci italo-greci dell’Abbazia di San Nilo a Grottaferrata, eredi di questi centri, tentarono l’estrazione del ferro grezzo e fondarono la ferriera per la lavorazione dello stesso usufruendo, in parte, dell’assetto idraulico dell’antica Satricum.

 

Nel 1566, Papa Pio V dette Le Ferriere in gestione al Santo Offizio; Papa Sisto V continuò l’opera trasformando la ferriera con criteri più avanzati fornendola di mezzi più moderni ed efficienti.

 

La fonderia diventò la più importante dell’intero Lazio e il suo prodotto veniva anche esportato nel regno di Napoli e nel granducato di Toscana. Nella prima metà del Settecento, su ordine del Vanvitelli, da qui furono forniti i materiali necessari al restauro della cupola michelangiolesca di San Pietro.

 

L’approvvigionamento di ferro avveniva dall’isola d’Elba; veniva trasportato con grandi navi soprattutto da commercianti genovesi in cambio di legname pregiato, cereali, carbone e pellame di cui la zona era ricchissima.

 

Veniva scaricato nei pressi di Foceverde, chiamato per questo per lungo tempo Passo Genovese, per proseguire verso Le Ferriere su apposite imbarcazioni trainate da bufali lungo gli argini del fiume Astura.

 

La ferriera cessò la sua attività nel 1865. Rilevata dai Gori-Mazzoleni nel 1910, dove prima c’erano le fonderie, iniziò a funzionare la cartiera che utilizzava l’acqua del fiume Astura. Con alterne vicende, la cartiera continuerà ad operare fino agli anni Settanta.

 

Anche borgo Le Ferriere, seppur in maniera meno grave, era interessato dalle paludi prodotte, quasi esclusivamente, dal ristagno delle acque delle continue inondazioni del fiume Astura.

 

Perciò nel 1934 si alleggerì la portata del fiume con la costruzione del canale artificiale denominato Allacciante Astura e fu realizzata l’idrovora di Valmontorio.

 

Del Borgo Le Ferriere fa anche parte la Cascina Antica, di presumibile origine seicentesca, restaurata a fine Ottocento da A. Gori-Mazzoleni, dove l’adolescente marchigiana Maria Goretti venne ferita a morte nel 1902. Oggi il casale è diventato Casa sacrario di Santa Maria Goretti.