Itinerario B

Previous slide
Next slide

L’ingresso dell’Appia nel territorio di Latina è caratterizzato dall’intersezione con il Canale delle Acque Alte, ex Canale Mussolini.

 

Il Canale costituisce una delle opere fondamentali della bonifica integrale: attraversa la fascia settentrionale della pianura trasversalmente ai corsi d’acqua naturali provenienti dalle colline, e ne intercetta l’apporto idrico conferendolo direttamente a mare in località Foceverde; inoltre, tramite un collettore artificiale, riceve buona parte della portata del Fiume Astura. Il Canale negli anni scorsi è balzato anche agli onori della cronaca

letteraria: Canale Mussolini è infatti il titolo del romanzo con cui lo scrittore Antonio Pennacchi nel 2010 ha vinto il Premio Strega. La trama si incentra proprio sulla bonifica pontina voluta dal Duce, raccontata attraverso la storia della famiglia Peruzzi, giunta qui dalla bassa Pianura Padana.

 

Sul Canale insiste un ponte a tre archi a sesto ribassato; i quattro pilastri alle testate recano i segni distintivi del Pontefice, di Roma, di Casa Savoia e del Governo Fascista.

 

Procedendo sulla Via Appia, superato il Collettore delle Acque Medie, altra opera strategica della bonifica, al Km 63 si raggiunge la località Casale delle Palme, la vecchia Porcareccia dei Caetani, gli antichi feudatari della zona pontina.

L’edificio ottocentesco, sito lungo la strada a destra, su iniziativa di Angelo e Anna Celli, di Sibilla Aleramo, di Alessandro Marcucci e Giovanni Cena fu sede della prima stazione sanitaria e nel 1910 ospitò la prima scuola per i contadini delle paludi. Dopo la morte di Giovanni Cena, sul terreno posto di fronte al Casale, venne edificata nel 1921 una scuola elementare e agricola, dotata di un campo sperimentale, dedicata all’educatore.

Il progetto era dell’ingegnere Mario Egidi De Angelis con cui collaborarono Alessandro Marcucci e Duilio Cambellotti, che ne curarono l’arredo e la decorazione andati purtroppo perduti durante l’ultimo conflitto, tranne alcune ciotole monocrome e una lapide con la dedica e il simbolo della Scuola per i Contadini dell’Agro Romano e delle Paludi Pontine.

 

Al Km 65 sull’Appia, in prossimità dell’incrocio con la strada che arriva da Latina Scalo, troviamo l’Epitaffio, un monumento commemorativo della bonifica di Pio VI, che dà il nome alla località e al tratto di strada che porta a Latina. Più avanti, un cippo a coronamento tronco-piramidale posto sulla destra celebra i meriti della bonifica di Pio VI.

 

Giunti a Tor Tre Ponti, sulla sinistra, si incontra il complesso della Chiesa di San Paolo, edificato sui resti di un antico monastero medievale, su progetti del tecnico pontificio Francesco Navone e dell’ingegnere Gaetano Rappini per la parte relativa al convento, all’osteria e alla posta. Nel portico è conservata un’iscrizione che ricorda come l’intero complesso, che custodisce un altare del 1752 donato dal principe Gaetano Caetani, sia stato voluto da Pio VI a memoria del passaggio dell’apostolo Paolo, perché agli abitanti dell’Agro Pontino non venisse a mancare il soccorso della pietà religiosa.

 

Procedendo sull’Appia per un tratto di circa mezzo chilometro, si incontra un ponte romano che supera il fiume Ninfa-Sisto. Si tratta del fiume storico della palude, che nasce a Ninfa; denominato fino al 1586 Fiume Antico o Ligula, cambiò nome in onore del Papa Sisto V, cui si devono importanti lavori di bonifica che coinvolsero l’intera area attraversata dall’alveo del fiume, sfociante allora a Torre Olevola e, dopo la bonifica integrale, tra Badino e la torre omonima. Il fiume Ninfa-Sisto, è stato per secoli l’unica via di penetrazione nel territorio pontino, essendo navigabile con sandali fino al 1890.

 

Il ponte romano, con i suoi tre archi, è quello che in antico dà il nome all’intera zona, Tripontium. Sulla sommità di entrambi i lati un cippo ricorda il completamento ad opera di Traiano dei lavori iniziati da Nerva, ma l’opera è probabilmente ancora precedente e da attribuire all’età Claudia. Nel medioevo a fianco al ponte era presente una torre, oggi distrutta, (da cui l’attuale toponimo di Tor Tre Ponti) mentre è ancora visibile il mulino ad acqua settecentesco.

 

Al Km 72,4 dell’Appia si incontra Borgo Faiti, l’antico Forum Appii con a sinistra gli uffici settecenteschi delle Posta, e a destra quelli realizzati nel 1933-35: una piazza, la scuola, l’acquedotto, l’emporio, la sede dell’azienda agraria, l’ammasso delle granaglie e alcune abitazioni, che vennero realizzati in corrispondenza di un preesistente casale.

 

L’antico Forum Appii era un centro di mercato e di intenso transito, come ricorda anche Orazio. La località vanta anche la sosta che nel 61 d.C. vi fece l’apostolo Paolo durante il suo viaggio verso Roma (Atti degli Apostoli, cap. XXVIII).

 

Deviando a destra attraverso un ponte si percorre la Migliara 45 fino a Casal Traiano, complesso realizzato nel 1925, come recita la lapide posta all’ingresso dal marchese Ferraioli. Rimanendo sulla Migliara 45, superato il ponte sul Canale delle Acque Medie, che nel suo corso inferiore prende il nome di Rio Martino (un canale artificiale di antichissima origine, probabilmente voluto da Nerone si attraversa Borgo San Michele.

 

Il Borgo fu realizzato dal Consorzio della Bonifica di Piscinara tra il 1929 e il 1931, come Villaggio-operaio di Capograssa, con la funzione di ospitare gli alloggi degli operai addetti ai vari cantieri e in particolare alla realizzazione del Canale delle Acque Medie e dell’innesto di questo nel Rio Martino.

 

Il Borgo conserva la chiesa progettata dall’architetto Guido Tirelli in stile neomedievale, la torre dell’acquedotto, l’ambulatorio-scuola e vari altri edifici del nucleo originario.